
Editore Associazione Culturale Mp3. P.IVA 01187270770
Registrato presso il Tribunale di Matera n. 4/2009
Direttore Responsabile Roberto D'Alessandro. Webmaster Vittorio Ricchiuto
+(39) 328 447 4326
redazione@pisticci.com
La nostra storia ritorna al primo dopo guerra, quando si viveva di stenti, con disoccupazione altissima e miseria. Tempi duri, che risentivano ancora di quella che era stata la grande tragedia del conflitto mondiale, con le gravi conseguenza che poi ne derivarono.
Ci si muoveva con difficoltà in questo difficile contesto e si andava avanti con la speranza di un mondo migliore. Non dimentichiamo quelli che allora furono gli straordinari aiuti dell’America ai popoli dell’Europa, compreso il nostro, naturalmente, che pian piano permisero di risolvere uno dopo l’altro importanti problemi soprattutto di sopravvivenza, grazie anche alla guida di un grande statista dell’epoca come Alcide De Gasperi.
Una ripresa lenta, ma costante, quella affrontata nella seconda metà degli anni 40 e successivi, con iniziative atte a incidere e a dare vitalità alla nostra nazione dopo la triste esperienza bellica. Si andò avanti così, pian piano e fino a toccare il boom del periodo a cavallo tra gli anni 50 e 60.
Tra le iniziative di quel primo dopo guerra, ricordiamo una importante novità con l’introduzione di scommesse sportive legate al campionato di calcio di serie A. IL CONI, infatti, nel 1946, dette il via ad un progetto ideato dal noto giornalista Massimo Della Pergola, istituendo un concorso a premi, gestito della società SISAL con la giocata di una schedina del costo di lire 30 con un montepremi di circa 500 mila lire alla prima giocata. Era il 5 maggio 1946 e la cosa in poco tempo cambiò la concezione della domenica calcistica italiana . La prima schedina, prevedeva la disputa di 12 partite di serie A. In quella occasione, furono giocate meno di 40 mila schedine, ma subito dopo, con le prime vincite, le scommesse aumentarono, così come il montepremi, con gran parte delle famiglie italiane che tentarono la fortuna con le scommesse, per azzeccare il segno vincente delle 12 gare in schedina e vincere fior di milioni. Si giocava il segno 1, per la vittoria della squadra in casa, il segno 2, il successo in trasferta e il segno X, risultato di parità. Così aumentò anche l’interesse per il gioco del calcio e la domenica pomeriggio, ricordiamo, a Pisticci, il bar di Tonnuccio Terso, alias il “Tarantino”, per far seguire le gare del campionato di serie A, istallava altoparlanti davanti al suo bar di Corso Margherita dove si giocava la schedina, unitamente all’esercizio, sullo stesso Corso, di Vincenzo Valente, accontentando così, tantissimi tifosi, atteso che all’epoca qui c’erano solo poche radio per seguire le gare.
Il Concorso SISAL, in poco tempo viaggia oltre le più rosee previsioni, per cui nel corso dell’anno 1948, viene nazionalizzato dallo Stato, dandolo in gestione al CONI e la schedina SISAL da allora di chiamò TOTOCALCIO. Solo nel campionato 1950 - 1951, sulla schedina venne aggiunta una partita, per cui il monte premi da allora, premiò la vincita indovinando non più 12, ma 13 risultati della schedina, che, nel 2004 passò a 14. Un concorso, che portò fortuna a tantissimi scommettitori, con la vincita più alta registrata nel 1993 in Lombardia, di oltre 5 miliardi di lire.
Per la storia, ricordiamo che anche la nostra città Pisticci, registrò un vincitore milionario nei primi anni 50. Non ricordiamo la somma intascata, ma sicuramente si trattava di una discreta-buona somma che comunque tentò altre persone a scommettere con una o più schedine.
E’ trascorso tanto tempo da quella domenica fortunata per la nostra città. Ricordiamo bene anche, che dopo poco tempo, proprio quel nostro compaesano si rese protagonista di un episodio che all’epoca a Pisticci, destò clamore e simpatia per lo stesso. Era stato infatti, smarrito un portafoglio con dentro una somma di denaro e altri documenti che permettevano di individuare chi lo avesse perso. Quel portafoglio venne ritrovato proprio dallo stesso vincitore della schedina, che si era preoccupato subito di rintracciare il signore che lo aveva smarrito, per restituirlo. Un atto di grande nobiltà e generosità il suo, che all’epoca fece storia. Parliamo di una persona per bene, generosa e sempre a disposizione di chi aveva bisogno per il lavoro che lui svolgeva al Provveditorato agli Studi di Matera.
Chi scrive, ha avuto il piacere di conoscerlo e frequentarlo personalmente, avendo viaggiato insieme, ogni giorno e per 5 anni, noi per studio e lui per lavoro, sui treni e littorine della Calabro-Lucana e corriere della ditta Panetta, sulla linea Pisticci - Matera. Il suo nome era Giovanni Burzo, ma dopo quella vincita, tutti lo chiamarono “Giovanni il milionario”.
Michele Selvaggi