Martedì, 20 Febbraio 2024

Breve cronistoria della lunga marcia sul sentiero delle terre civiche di Pisticci

Giovedì, 07 Dicembre 2023

Appena dopo la Seconda Guerra Mondiale i reduci e i combattenti rientrati dal fronte e dalla guerra civile rivendicano un riconoscimento che non fosse solo un semplice e temporaneo risarcimento, ma una fonte di reddito attraverso l’impiego del proprio lavoro e dei propri mezzi sulle terre demaniali incolte.

A partire dal 1946 alcune amministrazioni comunali come Pisticci, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso, Tursi etc., concedono agli aventi diritto, e in primo luogo ai reduci e combattenti della Prima e Seconda Guerra Mondiale ampie plaghe agrarie a pascolo cespugliato. Vennero informalmente definiti dei lotti (quote) la cui estensione variava da sei a dodici ettari ed assegnati ai residenti.

La prima assegnazione del comune di Pisticci interessò il Demanio Bosco Salice che si estendeva sulla superficie di 1114 ettari, che secondo la perizia del 1934 redatta dall’ingegner Pace da Ginosa erano suscettibili di trasformazione e utilizzo agrario. Successivamente furono assegnati anche i restanti demani.

Nel volgere di tre lustri l’assegnazione interessò le contrade Pucchieta, Olivastreta, Porcile, Lavandaio, Feroleto, Canala, Bassopiano Basento, San Vito, ecc. per una superficie complessiva di 1850 ettari, circa il 12% dell’intera superficie territoriale comunale. Il più grande demanio civico dell’arco Jonico Metapontino e dell’intera Basilicata. Nel decennio degli anni 50’ sotto la spinta della Riforma Fondiaria che quotizzava la grande proprietà, i quotisti dei cosiddetti terreni comunali si organizzano a realizzare impegnativi e profondi miglioramenti fondiari anche con case coloniche e ricoveri per macchine e attrezzature: si investono cioè notevoli fondi privati su beni Pubblici. E’ il primo caso nella storia della Basilicata.

Nei primi anni 60’ con apposito decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) vengono legittimati e quindi affrancati sulla base di un Piano di Massima, redatto dal comune di Pisticci, 141 quote che si estendono sulla superficie di 800 Ettari. Dopo 16 anni dalla prima assegnazione si realizza per 141 famiglie contadine il tanto agognato sogno del riconoscimento attraverso la legittimazione del diritto reale su un bene civico.

Per gli agricoltori un ulteriore passo verso il completamento della grande Riforma Fondiaria iniziata con la Legge Stralcio del 1952. Il provvedimento dell’allora Presidente delle Repubblica Antonio Segni, se da un lato risponde alle aspettative delle famiglie i cui terreni ricadono in prossimità dei centri abitati di Marconia e Centro Agricolo, dall’altro esclude i 330 cittadini insediatosi su circa 900 ettari, parimenti dissodati e messi a coltura ricadenti in contrada Pucchieta, Olivastreto, Basso Piano Basento, San Vito, Canala, etc.

Grave errore politico di portata storica fu quello di escludere i restanti demani dalla quotizzazione i cui riflessi si riverberano ancora oggi sul diverso grado di intensivazione e su gli indirizzi colturali, ma soprattutto sul basso grado di investimenti fondiari permanenti estrinsecantesi in un più basso valore fondiario. Di fatto l’esclusione dal piano di massima porterà alla precarizzazione del possesso e per certi versi all’abbandono.

Una scelta che in verità non ci induce a riconoscere particolari meriti soprattutto alla classe politica di allora come a quella di oggi poiché creava una evidente ingiustizia nell’ambito della ampia platea degli aventi diritto con tutte le conseguenze di ordine socio-economico.

Per troppo tempo la questione degli usi civici cade nel dimenticatoio vuoi per l’industrializzazione della Val Basento, vuoi per l’esodo dalle campagne, vuoi inoltre per le mire di una classe politica tutta interessata al trasferimento del centro abitato di Pisticci e all’espansione urbanistica di Marconia. Si perde cosi di vista l’importanza economica e ambientale della agricoltura e del paesaggio agrario.

La questione delle terre civiche viene ripresa alla fine degli anni ’90 con una specifica legge regionale N. 57 del 12 settembre del 2000 in attuazione della legge nazionale N.1766 del 1927 ed in ottemperanza al trasferimento di alcuni poteri, già del Presidente della Repubblica alle regioni.

Nel frattempo sia le amministrazioni di sinistra che di centro-destra gestiscono il demanio al sol fine di fare cassa ed incurante delle mancate opere di bonifica consortili necessarie per la valorizzazione ulteriore dei fondi. Al disinteresse piuttosto diffuso delle istituzioni comunali si affianca ben presto la politica predatoria del consorzio di bonifica Bradano e Metaponto che impone il pagamento del tributo 660 al comune, per opere mai realizzate, e che a sua volta l’ente locale scarica sull’utenza. Si calcola che il comune di Pisticci abbia sborsato all’ente consortile solo negli ultimi 10 anni la ragguardevole somma di 800.000 € senza mai sollevare obbiezioni e contestazioni sul mancato servizio di bonifica nonostante che vi fossero documentate proteste da parte dei conduttori.

Dal 2000 inizia una nuova fase per gli agricoltori, il cui obbiettivo è quello di accelerare i tempi di una lunga marcia e di raggiunge il traguardo il prima possibile. Tuttavia le amministrazioni continuano a prestare pochissima attenzione alla questione usi civici se non quella di continuare a far cassa tanto che agli inizi del 2000 si tenta addirittura di acquisire a patrimonio comunale l’intero demanio non ancora legittimato. Tentativo sventato con apposite iniziative messe in campo da TAVOLO VERDE PUGLIA E BASILICATA coinvolgendo direttamente gli organi regionali.

Nel 2006-2008 la regione Basilicata incarica il perito Demaniale per la sistemazione e riconfinazione dei terreni demaniali di Pisticci. Soltanto nel 2014 grazie all’azione e all’imposizione degli agricoltori il consiglio comunale e la giunta a guida Di Trani provvedono alla presa d’atto del provvedimento regionale, previa decorrenza dei termini e nullità dello stesso (che costituisce formalmente documento preliminare per procedere alla sistemazione del demanio con Apposita Perizia Generale).

Tuttavia il comune continua ad imporre ai conduttori nel così detto “affitto” anche il pagamento del tributo consortile 660.

Nel 2018 viene presentata per l’istruttoria alla regione la perizia generale elaborata dal perito incaricato.

Continua così la lunga marcia anche per la necessità di modificare la legge N. 57 e per adeguarla alle nuove normative nazionali e inoltre per riconoscere il ruolo degli “arbitrari occupatori” e non quello dei fittavoli, che tali non sono mai stati in quanto non potevano mai esserlo per la natura giuridica dei terreni.

Tuttavia l’amministrazione Penta Stellata di Viviana Verri che segue quella di Di Trani,

poco incline ad affrontare il problema si adagia sul “lasciar fare e lasciar passare” e con evidente disinteresse, se non con disprezzo, considera il confronto sulle terre civiche un disturbo voluto e strumentalizzato da “un gruppo di mal pagatori e disturbatori” al punto da iniziare una campagna persecutoria contro  di essi, negando loro l’uso della sala consigliare e colpendoli con contravvenzioni fino a 20.000€ per violazione del codice della strada; una vergognosa pagina per la storia democratica del più grande comune della Basilicata.

Finalmente si arriva ai primi di dicembre 2023 con la pubblicazione all’albo del comune della perizia generale approvata dalla regione.

Un atto  voluto fortemente con convinzione e determinazione soprattutto dai diretti interessati i quali sono i veri protagonisti di questa lunga faticosa marcia sul sentiero delle terre civiche di Pisticci; non per presunzione ma con un pizzico di orgoglio possono rivendicare di essere stati anche protagonisti del completamento della grande Riforma Fondiaria nel territorio di Pisticci sapendo che il raggiungimento di un diritto richiede anzitutto consapevolezza dello stato d’essere e conoscenza dei principi e valori fondamentali della costituzione italiana.

Al contempo si ha piena consapevolezza che la pubblicazione all’albo del comune, della Perizia Generale approvata dalla Regione rappresenta soltanto la prima fase dell’istruttoria e si auspica che l’amministrazione comunale faciliti il percorso e la trasparenza degli atti tenendo su due piani distinti e separati il diritto e l’obbligo, cosa che purtroppo in alcuni periodi non ha accompagnato ed illuminato alcuni amministratori e alcuni funzionari dirigenti.

TAVOLO VERDE continuerà così come nel passato a vigilare e a contribuire per la definitiva e positiva conclusione del lungo percorso che è iniziato nel lontano 1946 e che si augura possa concludersi entro il 2024.

Francesco Malvasi per Tavolo Verde Basilicata

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