Lunedì, 05 Dicembre 2022

“Il bonus gas vale 1000 euro a famiglia media all’anno (rielaborazione dati ARERA su prezzi attuali).

Durerà per i prossimi 9 anni, a meno che qualcuno non decida di eliminarlo, come fecero in passato con il bonus carburante.

Ma saranno i lucani a scegliere.

Oggi però è una giornata storica per la Basilicata: parte il bando rivolto a chi non ha un PDR attivo, con contributi da 5.000 a 10.000 euro per un risparmio che durerà per i prossimi 25 anni (durata media dei pannelli FV).

Per la prima volta nella storia, la Regione stanzia tante risorse (90 milioni al momento e altri ne seguiranno) per garantire l’autosufficienza energetica delle famiglie lucane di oggi e di domani.

È questa la misura più importante e più vantaggiosa della nostra strategia energetica.

Voglio ringraziare l’assessore On. Cosimo Latronico per lo straordinario lavoro fatto a tal fine negli ultimi mesi.

Finalmente i fatti, dopo decenni di chiacchiere”.

Così il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi in una nota.

Nel 2020 dalla Basilicata sono andati via 2.002 giovani dei quali oltre mille sono laureati”: lo ha detto, stamani a Potenza, il direttore generale della Svimez, Luca Bianchi, in un incontro su “L’economia e la società del Mezzogiorno”, organizzato dalla Camera di Commercio di Potenza per aprire un focus sui recenti dati del rapporto Svimez 2022 in relazione alla Basilicata. Il dato evidenziato rende ancora più ampio il divario tra nord e sud in una regione in cui, ha aggiunto Bianchi, “anche per il 2023 ci sarà una piccola recessione, con un -0,4%, ed è un peccato perché questa regione aveva incrociato la ripresa post covid in maniera rilevante con tassi di crescita buoni che aveva consentito di recuperare quanto perso nel periodo della pandemia”.

fonte Ansa

Pnrr, alla Basilicata 1,4 miliardi nel 2022: quasi la metà gestiti dal governo. Ai Comuni lucani sono andati 272.749.856,07 euro.

La scienza lo ha confermato: nei fiumi della Basilicata c’è la trota mediterranea, una popolazione autoctona che potrà essere recuperata e allevata per i ripopolamenti ittici, a tutto vantaggio dell’economia locale e nel pieno rispetto della biodiversità. Un risultato prestigioso, emerso nel corso del Convegno del 29 novembre 2022 promosso dall’ALSIA, l’Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura, su “Valorizzazione della trota autoctona in Basilicata”,

“La previsione dello Svimez annunciata oggi per il 2023 deve far riflettere molto. I dati parlano di rischio di una contrazione del Pil nel Mezzogiorno dello 0,4%, rispetto ad una crescita più prudente del Centro-Nord (+08%). Il Sud e in particolare la Basilicata scontano il peggioramento della congiuntura determinata dalla contrazione della spesa delle famiglie in consumi. Nella nostra regione il 2022 si chiuderà con un +2.5, ma nel 2023 si prevede una recessione dello 0.4%, in linea con i dati negativi del Mezzogiorno”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Angelo Summa. “A pesare nel nostro territorio è il fenomeno della precarietà persistente, tanto che nel rapporto presentato oggi si legge che i valori più elevati al Sud si registrano nelle isole e in Basilicata, dove quasi 1 occupato su 10 percepisce la propria condizione lavorativa come insicura. Un problema, quello della qualità del lavoro – aggiunge Summa – che come Cgil solleviamo da tempo, ribadendo che la flessibilità del lavoro è la nuova povertà. I dati di oggi ne sono la conferma. La strada della flessibilità praticata negli anni ’90 oggi si è trasformata in precarietà. E la precarietà, come più volte denunciato dalla Cgil, mette in discussione presente e futuro.

I numeri secondo Summa “sono sempre più allarmanti, atteso che il peggioramento della condizione del Mezzogiorno nel 2023 rischia di far registrare mezzo milione di nuovi poveri solo al Sud. Ad aggravare la percezione del rischio di collasso per la Basilicata è la condizione di povertà già evidenziata dal Rapporto annuale dell’Inps e che vede, nel nostro territorio, 2 persone su 3 in una condizione di povertà.

Bisogna porre un freno a questa tendenza negativa. Sul piano nazionale – precisa il segretario – servono una seria riforma del mercato del lavoro e provvedimenti che regolamentino percorsi pubblici e privati di stabilizzazione per le lavoratrici e i lavoratori con rapporti di lavoro precari.

Su quello regionale bisogna riportare la discussione ai tavoli di concertazione e avviare un piano di investimenti strategici necessari per salvaguardare i posti di lavoro in essere e provare a sviluppare e attrarre nuovi investimenti nella produzione della filiera dei componenti della componentistica e delle energie alternative. I dati Svimez evidenziano come a pesare sulle previsioni del 2023 sia lo shock energetico, penalizzando soprattutto le famiglie e le imprese meridionali, con inevitabili effetti sul rischio di contrazione della crescita del Pil tra Nord e Sud con il conseguente allargamento della forbice delle disuguaglianze sociali. L’obiettivo della transizione ecologica resta il tema fondamentale dove si gioca il futuro dell’Europa, dell’Italia e della Basilicata.

Da tempo come Cgil abbiamo lanciato la sfida della transizione ecologica quale condizione fondamentale dello sviluppo della Basilicata, chiedendo investimenti su politiche di decarbonizzazione, ricerca e trasferimento tecnologico, trasporto e stoccaggio, per investire sulle comunità energetiche e sulle nuove fonti di energia alternativa, con particolare riferimento al green idrogeno, al solare, all’eolico e all’idroelettrico al fine di costruire l’alternativa di sviluppo al post petrolio.

La strada indicata dal sindacato di istituire un Recovery fund regionale alimentato dalle risorse finanziarie derivanti dalla vendita degli altri milioni di metri cubi di gas non utilizzati non è più rinviabile. Un fondo – precisa Summa – necessario per la conversione delle competenze e dei settori produttivi, ma soprattutto necessario a salvaguardare l’occupazione e che dovrebbe prevedere anche una dotazione finanziaria finalizzata ad integrare la retribuzione della cassa integrazione e degli altri ammortizzatori sociali a copertura del 100% dello stipendio.

La realtà è rappresentata dai numeri, campanelli di allarme che non possono rimanere inascoltati. Il treno da prendere è adesso – avvisa Summa – Non si può pensare di saltare la corsa”.

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