Lunedì, 30 Gennaio 2023

Riceviamo e pubblichiamo una nota-riflessione di Angelo Zizzamia, vice sindaco di Ferrandina

"L'Epifania dalle nostre parti porta via non solo le feste ma anche moltissimi giovani e meno giovani, figli delle comunità lucane, che, dopo aver trascorso le festività natalizie con i propri affetti, ripartono verso i luoghi di studio e lavoro portando con sé le proprie capacità, il proprio coraggio, più venalmente i propri soldi e, al tempo stesso, un carico di tristezza, perché non c'è possibilità di restare laddove si hanno le proprie radici.

Non è sufficiente a lenire questa tristezza il pacco di prodotti tipici che spesso ci si porta e di cui si va orgogliosi come un tratto identitario. Anche chi rimane è più povero e più triste.

I dati del direttore Svimez, Bianchi sul rapporto Sud, sono impietosi. Oltre 2000 giovani, la metà dei quali laureati, sono andati via nell'ultimo anno. Negli ultimi 20 anni hanno lasciato la Basilicata circa 40.000 giovani. È come se fossero scomparsi insieme il terzo e quarto comune della nostra regione.
Se fuggono i giovani, diventa difficile immaginare un futuro di crescita per questa Regione. È una questione anche democratica. Lo spopolamento incide sul mantenimento dei servizi essenziali, a partire da scuola e sanità. Quanti nostri concittadini e corregionali si distinguono nelle regioni dell'Italia settentrionale o all'estero apportando lì valore aggiunto? Ne siamo orgogliosi, lo sono soprattutto le famiglie, ma al tempo stesso cresce il sentimento di frustrazione perché con l'allontanamento dei giovani si perdono occasioni e opportunità per il nostro tessuto socio economico che si impoverisce sempre più.

Non possiamo pensare che questo destino sia ineluttabile. Una importante occasione può esserci data dallo sfruttamento appieno degli investimenti e dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) come opportunità di sviluppo coerente con le specificità del proprio contesto economico e sociale per invertire questa tendenza e frenare questa emorragia. Dalla sanità al digitale, dalla zes jonica alla transizione ecologica, sono tanti gli ambiti in cui questa Regione può operare affinché ci siano reali e concrete ricadute e fermare la piaga dello spopolamento.

È questo il messaggio che sento di lanciare nei giorni in cui dopo le feste la "normalità" si riappropria dei nostri paesi. Non dobbiamo e non possiamo rassegnarci a queste partenze o peggio ancora, pensare che per la nostra Regione e per il Sud in generale, l'unico futuro possa essere incentrato sull'assistenza e dove è assente una idea di crescita e di sviluppo.

Lo spopolamento si aggredisce, qui come altrove, con l'offerta di lavoro e la prospettiva della crescita sociale ed economica".

Un autorevole pensiero, quello di Gianni Tricchinelli, nostro compaesano, già Vice Presidente Nazionale del Banco di Napoli e Mediocredito Italiano, ospitato nei giorni scorsi, sulle pagine del Corriere della Sera, dove ha trattato un importante, delicato e attuale servizio titolato: “Tra Guerra, Inflazione e PNR, l’incertezza penalizza il Sud”.

“La previsione dello Svimez annunciata oggi per il 2023 deve far riflettere molto. I dati parlano di rischio di una contrazione del Pil nel Mezzogiorno dello 0,4%, rispetto ad una crescita più prudente del Centro-Nord (+08%). Il Sud e in particolare la Basilicata scontano il peggioramento della congiuntura determinata dalla contrazione della spesa delle famiglie in consumi. Nella nostra regione il 2022 si chiuderà con un +2.5, ma nel 2023 si prevede una recessione dello 0.4%, in linea con i dati negativi del Mezzogiorno”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Angelo Summa. “A pesare nel nostro territorio è il fenomeno della precarietà persistente, tanto che nel rapporto presentato oggi si legge che i valori più elevati al Sud si registrano nelle isole e in Basilicata, dove quasi 1 occupato su 10 percepisce la propria condizione lavorativa come insicura. Un problema, quello della qualità del lavoro – aggiunge Summa – che come Cgil solleviamo da tempo, ribadendo che la flessibilità del lavoro è la nuova povertà. I dati di oggi ne sono la conferma. La strada della flessibilità praticata negli anni ’90 oggi si è trasformata in precarietà. E la precarietà, come più volte denunciato dalla Cgil, mette in discussione presente e futuro.

I numeri secondo Summa “sono sempre più allarmanti, atteso che il peggioramento della condizione del Mezzogiorno nel 2023 rischia di far registrare mezzo milione di nuovi poveri solo al Sud. Ad aggravare la percezione del rischio di collasso per la Basilicata è la condizione di povertà già evidenziata dal Rapporto annuale dell’Inps e che vede, nel nostro territorio, 2 persone su 3 in una condizione di povertà.

Bisogna porre un freno a questa tendenza negativa. Sul piano nazionale – precisa il segretario – servono una seria riforma del mercato del lavoro e provvedimenti che regolamentino percorsi pubblici e privati di stabilizzazione per le lavoratrici e i lavoratori con rapporti di lavoro precari.

Su quello regionale bisogna riportare la discussione ai tavoli di concertazione e avviare un piano di investimenti strategici necessari per salvaguardare i posti di lavoro in essere e provare a sviluppare e attrarre nuovi investimenti nella produzione della filiera dei componenti della componentistica e delle energie alternative. I dati Svimez evidenziano come a pesare sulle previsioni del 2023 sia lo shock energetico, penalizzando soprattutto le famiglie e le imprese meridionali, con inevitabili effetti sul rischio di contrazione della crescita del Pil tra Nord e Sud con il conseguente allargamento della forbice delle disuguaglianze sociali. L’obiettivo della transizione ecologica resta il tema fondamentale dove si gioca il futuro dell’Europa, dell’Italia e della Basilicata.

Da tempo come Cgil abbiamo lanciato la sfida della transizione ecologica quale condizione fondamentale dello sviluppo della Basilicata, chiedendo investimenti su politiche di decarbonizzazione, ricerca e trasferimento tecnologico, trasporto e stoccaggio, per investire sulle comunità energetiche e sulle nuove fonti di energia alternativa, con particolare riferimento al green idrogeno, al solare, all’eolico e all’idroelettrico al fine di costruire l’alternativa di sviluppo al post petrolio.

La strada indicata dal sindacato di istituire un Recovery fund regionale alimentato dalle risorse finanziarie derivanti dalla vendita degli altri milioni di metri cubi di gas non utilizzati non è più rinviabile. Un fondo – precisa Summa – necessario per la conversione delle competenze e dei settori produttivi, ma soprattutto necessario a salvaguardare l’occupazione e che dovrebbe prevedere anche una dotazione finanziaria finalizzata ad integrare la retribuzione della cassa integrazione e degli altri ammortizzatori sociali a copertura del 100% dello stipendio.

La realtà è rappresentata dai numeri, campanelli di allarme che non possono rimanere inascoltati. Il treno da prendere è adesso – avvisa Summa – Non si può pensare di saltare la corsa”.

 “La Zes Jonica è l’occasione per aprire una nuova stagione di patti per lo sviluppo, gli investimenti e il lavoro nella nostra regione.

Nel 2021 nel Mezzogiorno le persone povere sono in crescita di quasi 196mila unità, si confermano incidenze di povertà più elevate e in aumento, arrivando al 12,1% per gli individui (era l’11,1% nel 2020 e peggiorano le prospettive di benessere delle famiglie.

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