Venerdì, 15 Ottobre 2021

Carissimi ragazzi, giovani, docenti, dirigenti scolastici, operatori, famiglie tutte, oggi inizia un nuovo anno scolastico. Proprio perché "nuovo" mi auguro che sia un anno al quale, dopo questo lungo tempo vissuto nella paura della pandemia, possiamo tutti guardare con fiducia e speranza

Di seguito il testo della missiva inviata da mons Antonio Giuseppe Caiazzo ai Ministri degli esteri in occasione del G20 di Matera

 

Ill.mi Ministri degli Esteri e della Cooperazione allo Sviluppo

Arabia Saudita, Argentina, Australia,

Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud,

Francia, Germania, Giappone,

India, Indonesia, Italia,

Messico, Regno Unito, Russia,

Stati Uniti, Sud Africa, Turchia e Unione Europea.

 

 

Ill.mi Ministri degli Esteri e della Cooperazione allo Sviluppo,

benvenuti nella città di Matera che vi accoglie con attenzione, riponendo in voi attese e speranze.

Come pastore della Chiesa di Matera-Irsina sento, con questo mio scritto, di interpretare il pensiero della nostra comunità che vuole essere voce di chi non ha voce. Matera, malgrado abbia vissuto periodi di grande decadenza, conscia del suo passato glorioso, ha sempre trovato linfa vitale per rialzarsi e costruire nuove primavere fino ad essere Capitale Europea della Cultura 2019.

Mi piace ripetere quanto ebbi a dire il 03 giugno scorso in piazza Duomo, in occasione della solennità del Corpus Domini:

“Oggi…incontriamo volti stanchi, delusi, sofferenti, piagati nel corpo e nello spirito, i poveri, gli scartati. La nostra fede eucaristica non chiude le porte e non rimanda indietro nessuno, ma accoglie, cura, libera, indica strade nuove da percorrere, annuncia la buona notizia del Maestro e Signore, dialoga con la cultura di questo tempo, custodisce la terra, la casa comune, che ci è stata affidata.

Ci auguriamo che il prossimo G20 che si terrà nella nostra città di Matera abbia questo volto eucaristico. E se non vogliamo usare il linguaggio cristiano diciamo: siamo tutti figli della stessa terra, abitiamo sotto lo stesso cielo.

Da Matera, città del pane e dell’acqua, possa ripartire la speranza per il mondo intero spezzando e condividendo lo stesso pane, lo stesso vaccino soprattutto per i paesi più poveri, allargando gli orizzonti dell’amore e della fraternità: il nostro mare non continui ad essere un cimitero per persone senza più nome.

Da Matera, città Patrimonio dell’UNESCO, possa arrivare in tutto il mondo il messaggio di pace perché cessino le guerre, siano deposte le armi e ogni popolo abbia diritto alla sua terra. Che la pace sia costruita sulla giustizia altrimenti sarà peggio della guerra. Sia difesa la vita e salvaguardata la libertà di ogni persona nel rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Da Matera, città della cultura, torni a risuonare all’unisono un umanesimo integrale che abbia come fondamenta l’equità per tutti, che aiuti l’ambiente a respirare e far respirare. E’ quanto, come Chiesa italiana, diremo nella Settimana Sociale di Taranto nel settembre prossimo: “Il Pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro”.

Dalla Civitas Mariae assicuro la mia preghiera e dell’intera comunità, nel rispetto della diversità di credo e dell’essere non credente, invocando la luce dello Spirito Santo affinché ogni vostra decisione sia solo ed esclusivamente a favore dell’uomo e del bene universale.

Antonio Giuseppe Caiazzo

Questa mattina, presso la Caserma “Fin. M.B.V.M. Vincenzo Rutigliano” sede del Comando Provinciale Guardia di Finanza, alla presenza, per la Prefettura di Matera, del Vice Prefetto Vicario di Matera dott.ssa Mariarita Iaculli, del Vescovo dell’Arcidiocesi di Matera – Irsina, S.E. Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, del Presidente della Provincia di Matera, Piero Marrese, del Vice Sindaco del Comune di Matera, Alberto Acito, del Comandante Provinciale di Matera, Col. t. ISSMI Giuseppe A. Cardellicchio, di una rappresentanza di Ufficiali, Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati e Finanzieri del Comando Provinciale e dei Reparti alla sede, nonché dei militari in congedo dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia, è stata celebrata la ricorrenza del 247° anniversario della fondazione del Corpo della Guardia di Finanza.

L’attestato di benemerenza conferito quest’oggi alla nostra presidente, dottoressa Vita Spagnuolo, da Sua Eccellenza Monsignor Caiazzo, è un riconoscimento per l’opera quotidiana e costante svolta da tutti i professionisti iscritti all’OPI della provincia di Matera in questo periodo di emergenza sanitaria e sociale.

Carissimi,
nei giorni scorsi, come Conferenza Episcopale della Basilicata, abbiamo manifestato la nostra vicinanza agli operai della Stellantis di Melfi, chiedendo ai vertici della stessa azienda un ripensamento.
Abbiamo sottolineato come “Al centro del vivere sociale, ovunque, anche in Basilicata, non si deve porre la concorrenza, ma la solidarietà, la fedeltà agli impegni assunti con i lavoratori insieme all’iniziativa privata. Questa è la via maestra che anche la nostra Costituzione indica: senza tale bilanciamento tra dignità umana e mercato nessuna istituzione imprenditoriale ha successo. Se qualcosa si rompe da un lato, dall’altro si distrugge più di quanto si possa ipotizzare”.
Oggi, festa del Lavoro, guardiamo a S. Giuseppe, carpentiere. Da lui tante persone hanno imparato a lavorare onestamente e hanno creato altro lavoro. Lo stesso Gesù da lui ha colto cosa significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro. Tutto questo dà dignità ad ogni persona e gioia. Noi credenti guardiamo il lavoro come partecipazione e contributo essenziale all’opera della salvezza.
S. Giuseppe ha messo a disposizione degli altri quanto a sua volta aveva ricevuto. Quando il lavoro contribuisce a creare altro lavoro significa che il singolo aiuta sostanzialmente a realizzare con la propria arte, le proprie potenzialità quel bene comune di cui la famiglia umana intera ne deve godere.
Abbiamo più volte sottolineato come questa pandemia abbia messo in evidenza che stiamo vivendo un tempo di grande crisi che non è sola economica, ma anche sociale, culturale e spirituale.
Nella Bibbia, fin dalla narrazione della creazione vediamo che Dio è all’opera e lavora mettendo l’uomo al centro della creazione e a lui l’affida. Attraverso la figura di S. Giuseppe Dio ci ricorda che lui stesso si è fatto come noi e ha lavorato accanto a Giuseppe stesso.
In questo tempo di Pandemia, come CEI (Conferenza Episcopale Italiana), abbiamo voluto sottolineare come tutti siamo coinvolti ad abitare una nuova stagione economica-sociale: “Appena il giogo della pandemia si allenterà, la voglia di ripartire dovrebbe generare una forte ripresa e vitalità della nostra società contribuendo ad alleviare i gravi problemi vissuti durante l’emergenza…è fondamentale che tutte le reti di protezione siano attivate”.
Da più parti, giustamente, veniamo catechizzati che solo attraverso l’immunità di gregge, attraverso la vaccinazione, sarà possibile sconfiggere questo virus, nonostante le continue varianti che ci inducono a guardare con più misericordia e attenzione verso i paesi più poveri (Brasile, India…e tanti altri di cui nessuno ne parla). Noi aggiungiamo che il “vaccino sociale” della pandemia “è rappresentato dalla rete di legami di solidarietà, dalla forza delle iniziative della società civile e degli enti intermedi che realizzano nel concreto il principio di sussidiarietà anche in momenti così difficili”.
Sicuramente l’enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti” e il cammino verso la Settimana Sociale di Taranto (21-24 ottobre 2021) che affronterà il tema “Ambiente, Lavoro e Futuro”, saranno di grande aiuto per il contributo che la Chiesa intende dare per il bene della terra e dei suoi abitanti. Siamo tutti figli di Dio, siamo tutti fratelli.
Con Papa Francesco imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!
 Vi benedico.

Don Pino

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