Mercoledì, 12 Giugno 2024

Ancora una truffa effettuata ai danni di una anziana.

Ad essere stata raggirata da due uomini, una signora di Bernalda alla quale due malviventi hanno sottratto 1500 euro fingendosi dipendenti delle Poste Italiane che avrebbero dovuto ritirare del denaro da consegnare successivamente al nipote della donna. I due malfattori, di 35 e 42 anni e provenienti da Napoli però questa volta però non hanno fatto i conti con le forze dell’ordine. I Carabinieri di Pisticci infatti hanno individuato la targa del mezzo su cui viaggiavano e l’hanno segnalata ai colleghi di Potenza che hanno bloccato i due ladri nei pressi di Tito. Dopo aver recuperato il maltolto, i Carabinieri hanno condotto i due nel carcere di Potenza.

“In Basilicata ci sono varie emergenze ecologiche.

Una, molto pericolosa, riguarda l’area ex Daramic nella zona industriale di Tito.

«Il decreto che trasforma l’area industriale di Tito in sito di interesse regionale, con la sola eccezione delle superfici della Daramic e della Liquichimica, è un fatto positivo perché responsabilizza i poteri locali e potrebbe determinare una più agevole e rapida definizione delle procedure per la riassegnazione dei lotti a nuove iniziative industriali.

Entro il 30 novembre di quest’anno si avvieranno le fasi operative del progetto “Messa a punto e valutazione di efficacia di interventi di prevenzione primaria e secondaria per ridurre l’impatto sanitario delle patologie, attribuibili all’ambiente, e le diseguaglianze sociali”, Sviluppo e implementazione di due specifici programmi operativi pilota per la definizione di modelli di intervento integrato salute-ambiente-clima in siti contaminati selezionati di interesse nazionale, che riguarderanno il sito Sin di Tito e quello della Val Basento.

“Si proceda alla bonifica del sito ex Daramic nell’area industriale di Tito Scalo il prima possibile, non c’è più tempo da perdere”. È l’appello lanciato dal segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, a Regione Basilicata e ministero dell’Ambiente a seguito del sequestro dell’area da parte della Procura per la presenza di un inquinante oltre limite di legge, fino a ipotizzare il reato di disastro ambientale. “Un triste epilogo – prosegue Esposito – che sicuramente si sarebbe potuto evitare se solo ci fosse stata una presa di responsabilità da parte delle istituzioni preposte che oggi tacciono nonostante la tragicità di quanto avvenuto e l’appello lanciato dallo stesso procuratore Francesco Curcio a collaborare al fine di tutelare la salute dei cittadini lucani e rilanciare il sito.

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