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L'abbandono di migliaia di ettari di terreni ad indirizzo agro-silvo-pastorali che in Basilicata occupano circa 400mila ettari di cui circa 200mila ad agricoltura estensiva ed intensiva, è causato in primo luogo dalla mancata convenienza economica; se non vi è reddito per chi lavora, non vi è convenienza e se non c' è convenienza c'è abbandono ed esodo dalle campagne. Il tutto si traduce in minore produzioni di beni agroalimentari sia in termini qualitativi che quantitativi, cioè riduzione della ricchezza in termini generali nonostante la compensazione riveniente dalle aree irrigue utilizzate a colture intensive.
Sulla tavola dei lucani infatti arrivano sempre meno prodotti e generi alimentari di qualità prodotti in loco. In altri termini i paesaggi agrari si vanno sempre più impoverendo di risorse umane e materiali, quindi il sistema va in crisi.
È possibile invertire la tendenza? Si, attraverso una Riforma Agraria o Fondiaria che dir si voglia che si ispiri a garantire un reddito e un livello della qualità della vita dignitoso e a produrre beni agro alimentari di qualità e salubri i cui prezzi di vendita non siano inferiori ai costi sostenuti. Le politiche sin qui dispiegate e quelle in atto perseguono obbiettivi specularmente opposti tanto che la crisi dell'agricoltura ha assunto carattere strutturale e che di fatto sancisce il fallimento di un modello economico produttivo.
Si prenda atto quindi e si inizi a pensare a una "grande riforma agraria" per il Mezzogiorno del nostro Paese.
Così Tavolo Verde Puglia e Basilicata con una nota