Martedì, 03 Novembre 2026

Ci hanno raccontato quanti milioni sono arrivati. Ma è stato misurato lo sviluppo che hanno generato? Featured

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Dai finanziamenti pubblici alle opportunità economiche: il futuro di un territorio dipende dalla capacità di trasformare le risorse disponibili in crescita, lavoro e qualità della vita.

Negli ultimi anni il dibattito sullo sviluppo locale ha trovato una particolare unità di misura: i milioni di euro.

Si annunciano finanziamenti, si elencano progetti e cantieri, si presentano le risorse ottenute come dimostrazione della qualità amministrativa. Eppure l'accesso ai fondi pubblici non costituisce necessariamente una prova di competenza o di visione strategica. Alcune risorse vengono assegnate attraverso procedure competitive, altre sulla base di criteri prestabiliti. La differenza sostanziale emerge nelle scelte che precedono il loro utilizzo e nei risultati che ne conseguono.

Il PNRR ha rappresentato una stagione straordinaria di investimenti. A Pisticci, nella nota di aggiornamento al Documento Unico di Programmazione 2024-2026, venivano riportati finanziamenti superiori a 12,4 milioni di euro. Ma conoscere l'ammontare delle risorse non significa conoscerne il rendimento economico e sociale. Quante opere sono effettivamente operative? Quali servizi sono stati attivati? Quali opportunità economiche e occupazionali hanno generato? E soprattutto, questi risultati sono stati misurati?

Un asilo non produce valore soltanto perché viene costruito, ma perché consente alle famiglie di usufruire di un servizio, può favorire l'occupazione dei genitori e contribuisce a rendere un territorio più attrattivo. Allo stesso modo, una piazza riqualificata può migliorare la qualità urbana, ma non genera automaticamente nuove attività economiche. Per questo la valutazione degli investimenti pubblici dovrebbe riguardare non soltanto ciò che è stato realizzato, ma anche ciò che è diventato possibile grazie a quegli interventi.

E qui emerge una contraddizione che merita attenzione. Mentre continuiamo a raccontare i finanziamenti arrivati, ascoltiamo ripetere quasi quotidianamente una frase: «A Pisticci non ci sono opportunità». È una percezione che dovrebbe essere verificata attraverso i dati economici e sociali, ma che pone una domanda alla quale non possiamo sottrarci: quale strategia abbiamo costruito per trasformare le risorse disponibili in nuove possibilità di lavoro, impresa e investimento?

Un'amministrazione non può sostituirsi agli imprenditori, ma ha una responsabilità nella costruzione delle condizioni che rendono possibile lo sviluppo economico. Deve individuare le potenzialità del territorio, affrontare gli ostacoli agli investimenti, favorire le relazioni tra imprese e istituzioni e accompagnare la nascita di nuove attività.

Pensiamo alla zona PIP di Marconia. Nel 2026 un avviso nazionale della Struttura di missione ZES, con una dotazione di 300 milioni di euro, ha previsto finanziamenti per le infrastrutture delle aree produttive. Ho personalmente segnalato questa opportunità all'amministrazione comunale. Sarebbe interessante sapere se sia stata presentata una candidatura e, in caso affermativo, con quale progetto. In caso contrario, sarebbe utile comprenderne le ragioni, comprese eventuali condizioni di ammissibilità. Ma la domanda più importante riguarda l'esistenza di una strategia per trasformare quell'area in un luogo capace di attrarre nuovi insediamenti produttivi e occupazione.

Un ragionamento ancora più articolato riguarda il centro storico di Pisticci, dove il patrimonio architettonico convive con vincoli che, in alcune aree, limitano le possibilità di investimento.

Se determinati vincoli risultassero tecnicamente insuperabili, non sarebbe ragionevole pretendere miracoli da un'amministrazione. Ma proprio per questo occorre conoscere quali interventi siano realmente possibili, quali percorsi di mitigazione del rischio possano essere valutati con gli enti competenti e quali attività possano trovare spazio nel rispetto delle norme.

Nel maggio 2025 era stato annunciato un percorso per valutare la riduzione della classe di rischio del Dirupo. Sarebbe utile conoscere lo stato di avanzamento di quel procedimento e le prospettive che possono concretamente derivarne. Perché programmare lo sviluppo significa anche riconoscere i limiti del territorio, affrontarli quando possibile e individuare alternative quando non lo è.

La valorizzazione del centro storico non può quindi limitarsi al recupero degli edifici. Deve interrogarsi sulle condizioni necessarie affinché possano nascere attività, servizi, iniziative imprenditoriali e nuove forme di residenzialità, individuando le aree effettivamente idonee e gli strumenti finanziari utilizzabili.

È qui che dovrebbe emergere una diversa concezione della politica economica locale. Costruire un sistema capace di mettere in relazione opportunità finanziarie, immobili disponibili, imprese, competenze e bisogni della comunità.

Un riferimento interessante arriva dall'Emilia-Romagna, dove è stata avviata una strategia per l'economia sociale fondata sulla collaborazione tra amministrazioni, imprese, organizzazioni sociali, università e comunità locali. L'obiettivo non è semplicemente finanziare singoli interventi, ma costruire ecosistemi territoriali capaci di produrre valore economico e sociale nel tempo.

È un principio che potrebbe contribuire a un modello più ampio di Economia Territoriale Generativa, fondato sulla capacità di creare ricchezza, trattenerne i benefici attraverso occupazione e competenze e trasformarli in nuove opportunità. Un modello nel quale il Comune svolga una funzione di coordinamento, senza sostituirsi all'iniziativa privata, ma creando le condizioni per valorizzarla.

Il PNRR, i fondi per le infrastrutture produttive e gli incentivi alle imprese hanno regole e finalità differenti. Proprio per questo devono essere collegati attraverso una strategia economica riconoscibile. I finanziamenti dovrebbero rappresentare gli strumenti per realizzare una visione già definita, non le occasioni attorno alle quali costruire, di volta in volta, un progetto di sviluppo.

Quando la stagione straordinaria del PNRR sarà conclusa, rimarranno gli edifici e le infrastrutture realizzate. Ma la questione decisiva sarà comprendere se, insieme a quelle opere, avremo costruito un'economia più forte, servizi migliori e condizioni favorevoli affinché persone e imprese possano investire nel proprio futuro.

Perché i milioni ottenuti raccontano l'accesso alle risorse. Le opportunità create raccontano lo sviluppo.

Rubrica “Costruire Valore” a cura del Dott. Lino Pasquale Maurella

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