Giovedì, 27 Gennaio 2022

Nelle regioni del Sud Italia, dove il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha pesantemente compromesso il territorio, le demolizioni sono ferme al palo andando, così, ad aumentare il divario con un Nord Italia che, invece, fa più controlli, sanziona l’abuso e demolisce. È quanto emerge in sintesi dalla fotografia scattata dalla seconda edizione del dossier Abbatti l’abuso” di Legambiente sulle mancate demolizioni edilizie nei comuni italiani, dalla quale emerge con chiarezza una Penisola spaccata in due. Eloquente il dato nazionale: sulla base delle risposte complete date dai 1.819 comuni (su 7.909) al questionario di Legambiente, nella Penisola dal 2004, anno dell’ultimo condono, al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, un dato “trainato” dall’attività degli enti locali delle regioni del Centro Nord.

Il mondo delle api è in serio pericolo a causa di scelte scellerate da parte dell'uomo.

Anche quest'anno Legambiente ha indetto un weekend per celebrare Spiagge e Fondali puliti, iniziativa da anni messa a punto per sensibilizzare i cittadini al tema dell'inquinamento dei nostri litorali.

Al fianco dei più giovani nella costruzione di un mondo di sostenibilità e rispetto ambientale.

“Chi ha inquinato e chi non ha controllato ora deve pagare in nome dell’ambiente e del popolo inquinato. La notizia della condanna di Eni, il più grande gruppo industriale italiano partecipato dallo Stato, per organizzazione di traffico illecito di rifiuti in un processo in cui siamo tra le parti civili – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – conferma quanto la nostra associazione denuncia ormai da tempo in Val D’Agri, in Basilicata, dove negli anni ‘90 è iniziato lo sfruttamento del giacimento on shore più importante d’Europa. Il territorio lucano, come quello siciliano, è stato ferito più volte da una insensata corsa al petrolio che mette a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Nel 2017 con un nostro esposto penale presentato alla procura di Potenza, abbiamo chiesto di far luce sugli sversamenti di petrolio dal centro oli di Viaggiano di Eni, chiedendo l’applicazione della legge sugli ecoreati. Da tale esposto è partita un’inchiesta con l’arresto dell’allora responsabile dell’impianto e un secondo processo penale per disastro ambientale ancora in corso. Dopo la condanna arrivata ieri di Eni per traffico illecito dei rifiuti, torniamo ribadire l’urgenza di definire immediatamente in Basilicata una strategia d’uscita dal petrolio puntando ad una riconversione 100% rinnovabile del sistema energetico e procedendo con una dismissione graduale dei pozzi attivi per una transizione verso comparti produttivi moderni e sostenibili. Questa è la vera strada da seguire”.

Di questa strategia ad oggi non c’è, invece, traccia. Anzi: la situazione in Val d’Agri, dopo venti anni di estrazioni, è peggiorata dal punto di vista socio-economico, ambientale e sanitario, come sottolinea il Presidente di Legambiente Basilicata, Antonio Lanorte: “Gli impegni di Eni e degli altri grandi players petroliferi presenti in Basilicata non appaiono credibili o quantomeno sufficienti nell'ottica della sicurezza ambientale e sanitaria come non lo sono nella prospettiva di una progressiva ma necessariamente rapida decarbonizzazione dei processi produttivi. Le scelte strategiche di questi colossi appaiono ancora tutte proiettate verso l'espansione delle estrazioni di petrolio e gas, lasciando le briciole a prospettive alternative in particolar modo su rinnovabili e chimica verde”. Duro il giudizio del presidente di Legambiente Basilicata su quanto è emerso dalla sentenza di ieri:“In attesa degli ulteriori gradi di giudizio, le inchieste che hanno colpito in Basilicata l’Eni evidenziano, a prescindere dal loro esito, livelli di approssimazione, incuria e disprezzo per il pubblico interesse alla salute e all’integrità dell’ambiente, preoccupanti e inaccettabili, con una storica e conclamata indisponibilità a mettere in campo garanzie tecnologiche credibili”.

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