Lunedì, 08 Agosto 2022

Nell’Italia del sole e del vento, le rinnovabili faticano a decollare, anzi il più delle volte sono ostacolate da una burocrazia farraginosa, ma anche da blocchi da parte di amministrazioni locali e regionali, da comitati Nimby (non nel mio giardino) e Nimto (non nel mio mandato) senza dimenticare il ruolo del Ministero della Cultura e delle Sovrintendenze. A metterle sotto scacco matto sono normative obsolete, la lentezza nel rilascio delle autorizzazioni, la discrezionalità nelle procedure di Valutazione di impatto ambientale, blocchi da parte delle sovrintendenze, norme regionali disomogenee tra loro a cui si aggiungono contenziosi tra istituzioni. E la poca chiarezza è anche causa delle opposizioni dei territori che devono districarsi tra regole confuse e contraddittorie. 

È quanto emerge dalla fotografia scattata dal nuovo report di Legambiente Scacco Matto alle rinnovabili. Tutta la burocrazia che blocca lo sviluppo delle rinnovabili favorendo gas e finte soluzioni in cui l’associazione ambientalista racconta e raccoglie venti storie simbolo di blocchi alle fonti pulite. Storie che riguardano tutta la Penisola, dal Nord al Sud Italia.

Tutti questi ostacoli stanno mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi europei climatici che prevedono una riduzione del 55% delle emissioni, al 2030, rispetto ai livelli del 1990 e una copertura da rinnovabili del 72% per la parte elettrica. Un obiettivo preciso per mantenere la temperatura al di sotto del grado e mezzo e che l’Italia con i suoi 0,8 GW di potenza media annua installata negli ultimi 7 anni rischia di veder raggiunti non prima del 2100. Eppure, sottolinea Legambiente, se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta arrivasse al termine dell’iter autorizzativo, la nostra Penisola avrebbe già raggiunto gli obiettivi climatici europei.

“I pesanti rincari in bolletta dovuti all’eccessivo consumo di gas in Italia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - si affrontano in modo strutturale, non con l’aumento della produzione nazionale dei pochi idrocarburi presenti nel sottosuolo e nei fondali marini italiani o con un surreale ritorno al costosissimo nucleare, ma con lo sviluppo delle rinnovabili, l’innovazione industriale e politiche di efficienza energetica in edilizia. È urgente snellire le procedure per i nuovi progetti di eolico a terra e a mare, per l’ammodernamento degli impianti esistenti, per la realizzazione dell’agrivoltaico che produce elettricità come integrazione e non sostituzione della coltivazione agricola, per le comunità energetiche che usano localmente energia prodotta da fonte rinnovabile. Il ministro della Cultura Franceschini deve fissare regole chiare sulla semplificazione delle autorizzazioni del fotovoltaico integrato sui tetti nei centri storici, perché altrimenti le Soprintendenze continueranno a dire sempre no, a beneficio di chi vuole fare fotovoltaico a terra e nuove centrali a gas".

“Al momento – spiega Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – le attuali regole e procedure portano i tempi medi per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto eolico, ad esempio, a 5 anni contro i 6 mesi previsti dalla normativa. Tempi infiniti per le imprese, ma soprattutto per la decarbonizzazione che ha bisogno di un quadro normativo, composto da regole chiare, e semplici da applicare, e che dia tempi certi alle procedure ma anche di linee guida che indichino come le diverse tecnologie debbano essere realizzate pensando sia agli obiettivi di decarbonizzazione nel 2050 quanto al modo migliore di integrarle nei territori. Inoltre è fondamentale mettere al centro le esigenze dei territori, passando per una partecipazione attiva e costruttiva degli stessi, in grado di far realizzare 9 GW di fonti rinnovabili l’anno da qui al 2030.  Il paesaggio è un bene comune e inevitabilmente sarà trasformato dalla presenza delle rinnovabili, ma questa trasformazione deve avere un valore positivo, con rinnovabili ottimamente integrate che è quello che tutti auspichiamo, e con ciminiere e gruppi di centrali termoelettriche che verranno smantellati”.

"In una fase storica - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - in cui soprattutto la Basilicata si ritrova al centro del dibattito nazionale relativo alle richieste di aumento delle estrazioni di gas fossile, è opportuno sottolineare che la colpa dei rincari degli ultimi mesi nella bolletta energetica è proprio del gas fossile. Per questo bisogna spingere sulle rinnovabili per ridurre l'utilizzo del gas per produrre l'elettricità. Anche perchè senza fonti rinnovabili, il caro energia oggi sarebbe ancora più pesante per famiglie e imprese. Da troppe parti, anche nella nostra Regione, invece sta prendendo piede una falsa narrazione secondo cui le bollette aumentano a causa delle rinnovabili e della transizione ecologica che, al contrario, non è un problema bensì una grande opportunità. La Basilicata deve scegliere un futuro energetico incentrato su fonti rinnovabili ed efficienza e non fermare la rivoluzione energetica in atto, definendo subito una strategia regionale d’uscita dalle fonti fossili. Aprire, quindi, una nuova fase nella generazione energetica, con produzioni pulite e distribuite, integrando lo sviluppo delle fonti rinnovabili con le più efficienti tecnologie di produzione e stoccaggio dell’energia elettrica e le moderne smart grid".

Il report completo su www.legambiente.it

Link per mappa e clip di commento:

https://drive.google.com/drive/folders/1brW_L4JjbwXO5gT7JDN6WLvy-O48hN0h?usp=sharing

Con l'articolo 18 della legge n. 59 del 15 dicembre 2021 (Collegato alla Legge di Stabilità regionale 2021), la Regione Basilicata ha abrogato uno dei requisiti tecnici minimi previsti per gli impianti di produzione energetica a biomasse contenuto nel PIEAR (Piano di indirizzo energetico ambientale regionale, Legge regionale n. 1 del 2010). In sostanza viene abolito il requisito della filiera corta e pertanto d'ora in poi gli impianti alimentati a biomasse non avranno più limiti spaziali per l'approvvigionamento della materia prima laddove, fino ad oggi, il funzionamento di tali impianti poteva essere garantito solo da biomasse ottenute nell'ambito di attività agricole, forestali ed industriali condotte entro un raggio di 70 km dall'impianto.

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